Il decreto rinnovabili e le conseguenze per il fotovoltaico

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Il nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico, attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni, contiene delle disposizioni applicabili anche agli impianti fotovoltaici: si tratta della disciplina sugli interventi sugli impianti in esercizio. Un’analisi delle novità a cura dello studio legale Sticchi Damiani.

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Lo schema di decreto FER (allegato in fondo all’articolo), adottato ai sensi dell’art. 24, del d.lgs. 3 marzo 2011, n. 28, e inviato alla Conferenza Unificata per l’espressione del parere di competenza, pur disciplinando l’incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili diverse da quella solare fotovoltaica (vedi testo e analisi su QualEnergia.it), contiene delle disposizioni applicabili anche agli impianti fotovoltaici. Ci si riferisce, in particolare, all’articolo 30 del decreto, rubricatoInterventi sugli impianti in esercizio.

La norma in esame incarica il GSE di pubblicare, entro 45 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale, le “procedure per l’effettuazione di interventi di manutenzione e ammodernamento degli impianti incentivati, ivi inclusi i fotovoltaici, con la finalità di salvaguardare l’efficienza del parco di generazione e, al contempo, di evitare comportamenti che possano causare indebiti incrementi della spesa di incentivazione”.

È lo stesso articolo 30 a dettare i criteri cui dovrà attenersi il GSE nella predisposizione del “nuovo” Documento Tecnico di Riferimento (DTR). Si ricorda, infatti, che il DTR pubblicato dal GSE a maggio del 2015 è stato sospeso dallo stesso Gestore il successivo mese di luglio, a seguito dei ricorsi promossi da numerosi operatori del settore e dall’associazione Assorinnovabili.

I principi individuati nel d.m., si anticipa, superano alcuni dei rilievi critici che caratterizzavano il citato Documento Tecnico di Riferimento; altri, invece, lascianoancora aperti risvolti problematici.

Procedendo con ordine:
a) Il criterio sub a), dell’art. 30, prevede l’ammissibilità dei soli interventi di manutenzione che non comportino incrementi superiori all’1% della potenzanominale dell’impianto e delle singole macchine o sezioni che lo compongono, percentuale elevata fino al 5% per gli impianti di potenza nominale fino a 20 kW. Il criterio in esame sembra superare, parzialmente, i profili critici dell’Allegato A al DTR del GSE: quest’ultimo, infatti, prevedeva l’introduzione di una soglia di producibilità massima degli impianti, pari, per gli impianti entrati in esercizio da almeno tre anni, al valore massimo di energia prodotta, su base annua, negli ultimi tre anni solari di decorrenza dell’incentivo antecedenti alla realizzazione dell’intervento di modifica, incrementato del 2%.

b) Il criterio sub b), dell’art. 30, stabilisce che per le sostituzioni definitive devono essere utilizzati componenti nuovi o rigenerati. Il criterio in esame sembra superare le criticità contenute nel paragrafo 1.4. “Sostituzione dei componenti dell’impianto” del vecchio DTR, laddove si faceva divieto di installare componenti già utilizzati in altri impianti incentivati (anche, si ritiene, se opportunamente rigenerati).

c) Il criterio sub c), dell’art. 30, stabilisce che gli interventi di manutenzione che comportino la sostituzione dei componenti principali degli impianti, vale a dire, per i fotovoltaici, “i moduli e gli inverter”, devono essere comunicati al GSE entro 60 giorni dall’esecuzione dell’intervento, in forma di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ex art. 47, del D.P.R. n. 445/2000, in conformità a un modello predisposto dal GSE, per la verifica del rispetto delle disposizioni di cui alle precedenti lettere a) e b). A norma dell’art. 30, comma 2, solo per questo tipo di interventi, si applica il d.m. 24.12.2014, inerente il pagamento degli oneri di istruttoria. Il criterio in esame supera le precedenti criticità del DTR, che imponeva la comunicazione di avvio dell’intervento, e la comunicazione di fine lavori, con l’obbligo di accludere numerosi documenti e relazioni asseverate (ora superate dalla dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà). Inoltre per gli interventi di ordinaria manutenzione non è richiesto il pagamento dei costi di istruttoria. Resta da verificare quali adempimenti richiederà il GSE con riferimento alla comunicazione degli interventi di manutenzione ordinaria – che non investano, cioè, i componenti principali dell’impianto.

d) Il criterio di cui alla lett. d), dell’art. 30, esonera da ogni comunicazione gli interventi che interessino gli impianti di potenza fino a 3 kW, operanti in regime di scambio sul posto.

e) Il criterio di cui alla lett. e), dell’art. 30, prevede l’ammissibilità di interventi di manutenzione mediante l’utilizzo anche temporaneo di macchinari ed elementi di impianto di riserva, anche nella titolarità di soggetto diversi dal soggetto responsabile, purché non comportino incrementi della potenza nominale dell’impianto. Anche questo criterio sembra superare i già riscontrati profili di criticità del vecchio DTR, che vietava l’utilizzo di elementi già installati su altri impianti. Potrebbe profilarsi tuttavia una disparità di trattamento rispetto al regime previsto per le sostituzioni definitive di cui alla lett. b). Solo per queste ultime, infatti, è previsto un margine di incremento dell’1% della potenza nominale dell’impianto (5% per gli impianti di potenza inferiore a 20 kW).

L’ultimo comma dell’art. 30 incarica il GSE di verificare il rispetto della norma in esame, ai sensi del d.m. 31 gennaio 2014. A livello procedurale, occorrerà attendere che il GSE adotti le nuove procedure per gli interventi di manutenzione, entro 45 giorni dalla pubblicazione del decreto ministeriale in Gazzetta Ufficiale. Allo stato, sulla bozza di decreto dovrà ancora esprimersi la Conferenza Unificata.

Una volta pubblicate le nuove regole tecniche, occorrerà verificare se il GSE si atterrà ai criteri direttivi indicati dall’art. 30. In caso contrario, si potrà adìre il Tar del Lazio per l’annullamento del nuovo Documento. In quell’occasione, oltre a contestare i vizi propri delle procedure del GSE, potranno eventualmente farsi valere eventuali illegittimità dello stesso d.m., concretandosi la lesione che legittima l’operatore all’azione solo al momento dell’adozione dell’atto amministrativo di recepimento, cioè il nuovo Documento tecnico del GSE.

Fonte: QualEnergia.it

 
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