Come sta cambiando il fotovoltaico italiano?

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I numeri del 2015 mostrano un installato fotovoltaico in Italia al di sotto delle aspettative. Il segmento residenziale è andato abbastanza bene, ma non è decollato il mercato degli impianti di media taglia in configurazione SEU. Le imprese del settore si stanno attrezzando per superare gli ostacoli con nuove strategie.

Man installing solar panels

L’andamento del mercato del fotovoltaico italiano in questa prima parte di 2015 sta mostrando come le previsioni fatte a fine 2014 fossero troppo ottimistiche. Si parlava di 500-700 MW di nuova potenza in un anno. Invece, da gennaio a giugno si sono installati appena 127 MW di nuova potenza (per una stima di 25mila impianti), soprattutto grazie al segmento residenziale, sorretto dalle detrazioni fiscali, mentre il mercato dei SEU, intesi come impianti di taglia medio-grande al servizio di aziende e utenti commerciali,non è decollato come molti speravano.

Questo rallentamento, ci ha spiegato in una recente intervista il professor Vittorio Chiesa dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, è dovuto anche al fatto che alla filiera serve tempo per una trasformazione necessaria ad affrontare la nuova realtà. Per aiutare gli operatori in questo processo di adattamento QualEnergia.it ha organizzato per il 2 dicembre il Worshop Tecnico, “Come operare nei mercati del fotovoltaico in Italia nel 2016”. Anche in preparazione di questo incontro abbiamo parlato con alcuni protagonisti del solare FV per capire che aria tira sul mercato, gli ostacoli da superare e le strategie che si stanno mettendo in campo per affrontarli.

Cosa ha impedito il decollo dei SEU?

Tra i freni che hanno ostocolato la crescita del mercato SEU c’è sicuramente ilcontesto economico generale: “Il primo semestre è stato critico anche per la situazione economica, mentre ora si vedono i primi segnali di ripresa. Anche perché, oltre che basarsi sui dati, le aziende reagiscono spesso emotivamente e sono così più o meno propense ad investire”, spiega Giuseppe Sofia, a.d. di Conergy Italia.

Se nel segmento residenziale i prodotti finanziari destinati al FV non mancano, anche se il costo del denaro è piuttosto alto – ci spiegano gli operatori sentiti –  l’accesso al credito si sta rilevando un problema per gli impianti con modelli di business che dipendono dall’attività del cliente, leggasi l’industria o l’attività commerciale alla quale si vende l’elettricità fatta con il fotovoltaico realizzato con sistema efficiente di utenza (SEU).

“C’è una vera e propria chiusura, – osserva Sofia – fino a giugno le banche non volevano sentire parlare di fotovoltaico. Gli istituti non offrono per il fotovoltaico servizi di noleggio operativo come fanno per le tecnologie per l’efficienza energetica, quali illuminazione LED e cogenerazione. Le aziende italiane del fotovoltaico stanno tardando ad affrontare questo problema”. Conergy, come sappiamo ha infatti da poco avviato un programma di “fotovoltaico in affitto”, che dovrebbe superare il problema del credito e garantire ai clienti un risparmio immediato: “ci sono arrivate centinaia di richieste di preventivi, ma è ancora presto per parlare di risultati, visto che il programma è partito solo a luglio”, commenta Sofia.

Utility: concorrenti o opportunità?

Altra strategia per superare il problema dell’acceso al credito è la partnership con le utility, soggetti che, con la loro solidità finanziaria e il rapporto stretto con un vasto portafoglio di clienti, sembrano ideali per vendere un servizio di efficienza energetica quale è il fotovoltaico.

“Le utility per gli operatori del fotovoltaico possono essere sia un concorrente che un’opportunità”, commenta Valerio Natalizia, a.d. di SMA Italia. Da questo punto di vista però ci si sta muovendo ancora poco e lentamente: “Specie le municipalizzateavrebbero grossi vantaggi ad offrire il fotovoltaico in collaborazione con operatori del settore: qualcuna si sta attrezzando per farlo, ma in generale molte vedono ancora il FV come un elemento di disturbo e sono lente nei cambiamenti. Ci vorrà del tempo”, aggiunge Natalizia.

Ma l’accesso al credito difficile non è l’unico unico freno ai SEU: “Per molte aziende, che sarebbero potenziali clienti, la questione energetica non è vista come centrale”, commenta Giovanni Buogo, direttore vendite di Aleo Solar. Altro grande ostacolo citato da tutti gli intervistati è il fatto che la normativa sui SEU limita l’applicazione di questa configurazione a situazioni con un cliente unico: “in questo modo si esclude un bacino di domanda rilevante rappresentato da situazioni multi-clinete come ospedali, centri commerciali, aeroporti, eccetera”, lamenta Buogo.

L’autoconsumo e il nuovo approccio al cliente

Il mercato italiano, come detto, si è spostato sempre di più sulle piccole taglie. Il fotovoltaico è sempre di più visto come un intervento di efficienza energetica, anche combinato con altre soluzioni tecnologiche. Le aziende, forse con troppa lentezza, si stanno adattando a questo nuovo contesto: “In Italia cerchiamo di stare sempre più vicino ai clienti, formiamo gli installatori in modo che siano in grado di fornire soluzioni nuove e su misura”, spiega Guido Mungai, area manager Italia di Ingeteam. “La nuova sfida è far capire ai clienti che rendere più efficiente energeticamente la propria casa è un buon investimento, e far dimenticare loro il conto energia, ormai parte del passato”, aggiunge Buogo.

In questa prospettiva, a spaventare è soprattutto la riforma delle tariffe elettriche per i clienti domestici in arrivo, che renderà meno conveniente l’autoproduzionedi energia. Mentre un eventuale calo delle detrazioni fiscali dal 50 al 36%, nell’opinione di tutti gli intervistati, seppure non auspicabile in questa fase, avrebbe un effetto più sopportabile, grazie anche ai margini di riduzione dei prezzi che ancora ci sono.

“La riforma della bolletta è inquietante e potrebbe compromettere in modo pesante l’autoconsumo – commenta Sofia – sembra essere stata scritta apposta per spingere gli utenti a prelevare più energia dalla rete”, commenta Natalizia. “Renderebbe moltomeno interessanti soluzioni come fotovoltaico più accumulo per i clienti a cui ora le stiamo proponendo, quelli con consumi più alti”, gli fa eco Mungai.

Il mercato dello storage

Intanto, seppur con all’orizzonte la nuvola nera dei cambiamenti normativi, il fotovoltaico italiano guarda con interesse alle nuove tecnologie integrabili con il fotovoltaico, sistemi di accumulo in primis, ma anche mobilità elettrica, domotica, pompe di calore e altro. “Stiamo installando anche sistemi di accumulo e abbiamo un discreto numero di richieste, soprattutto per il domestico, cioè taglie da 3 a 6 kW. Gli installatori vengono spesso interpellati da clienti che vorrebbero staccarsi dalla rete: più che il risparmio sembra essere il desiderio di maggiore indipendenza a spingere la domanda di batterie in questa fase”.

Con i prezzi attuali, infatti, confermano tutti gli intervistati, la convenienza dello storage per il cliente è quanto meno risicata, se non nulla, anche perché diminuita dal meccanismo dello scambio sul posto, “ma nuove tecnologie come quella dell’accumulo dinamico permettono di tagliare i costi installando meno capacità”, precisa Natalizia. Tutti vedono, invece, un boom dello storage nei prossimi anni,con un previsto rapido calo dei prezzi grazie all’ingresso di grandi marchi e all’influenza della diffusione delle auto elettriche.

Fonte: QualEnergia.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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